Maialata 2026

Il pranzo dei volontari Avis tra convivialità, ironia e qualche legittima preoccupazione medica

Ossi, polenta e… un pizzico di coraggio.

Villongo 18 gennaio 2026

A mezzogiorno del 18 gennaio, i volontari dell’Avis si sono ritrovati attorno a una tavola che, a guardarla bene, non prometteva esattamente leggerezza. Ma prometteva molto di più: stare insieme.

Il pranzo, offerto ai volontari — unico obolo richiesto, quello per le cartelle della tombola — ha rispettato in pieno una tradizione che non si vergogna di essere generosa. Anzi.

Il menù parlava chiaro già dalla prima riga: ossi di maiale bolliti con ciccia attaccata. Una dichiarazione d’intenti. Di quelle che non lasciano spazio a interpretazioni e, soprattutto, nemmeno al colesterolo.

Qualcuno ha scherzato definendola “la regina della digestione problematica”, qualcun altro ha parlato senza mezzi termini di un vero “tripudio poetico di trigliceridi”. E, a giudicare dai piatti, non erano lontani dalla realtà.

Del resto, qui la leggerezza è come la vita su Marte: impossibile.

Eppure, in mezzo a tutto questo, c’era anche un certo rigore. O almeno il tentativo.

Il direttore sanitario, dottor Vanni Paris, presente al pranzo, aveva “approvato” il menù — come riportato anche con ironia nel foglio distribuito ai tavoli — ma senza nascondere una certa, comprensibile preoccupazione. D’altronde, l’etica professionale impone di dire la verità, anche quando arriva tra una porzione di soppressa e una di polenta fatta come una volta.

E infatti la domanda, a fine pranzo, restava sospesa: resterà più nel cuore o sullo stomaco?

La risposta, probabilmente, sta nel mezzo.

Perché se è vero che qualcuno è uscito “più devastato dell’italiano di Antonio Cassano”, è altrettanto vero che l’ingrediente principale non era nel piatto.

Era l’allegria.

Una presenza condivisa anche da molti amministratori del Basso Sebino, tra sindaci e rappresentanti istituzionali, che non hanno fatto mancare la loro partecipazione — e, a quanto pare, nemmeno l’apprezzamento.

Tra gli ospiti, il presidente nazionale Avis Oscar Bianchi, cordiale con tutti e preciso nel suo intervento di saluto, capace di tenere insieme informazione e vicinanza. Con lui anche il presidente regionale Artemio Trapattoni, a conferma di un momento che andava oltre la semplice convivialità.

Presente anche Dario Poma, con il suo instancabile braccio destro Sergio Belotti.

Un ringraziamento va anche a Serafino Falconi, vicepresidente di Avis Sarnico, e alla moglie Giuliana: i maiali — e quindi gli ossi, generosamente offerti — erano i loro. Un contributo concreto, senza troppi discorsi, nello stile che da queste parti si riconosce subito. I diretti interessati, cioè i maiali, con ogni probabilità avrebbero avuto qualcosa da ridire sia sulla festa sia sull’entusiasmo dei festaioli.

A tenere insieme il tutto, con ordine e misura, il presidente di Avis Sarnico Livio Tallarini, che ha orchestrato l’evento con quella discrezione operativa che spesso è il segno migliore di quando le cose funzionano davvero.

E poi la tombolata. Ricca, anzi ricchissima. Premi ovunque, quasi a compensare — o forse ad accompagnare — quanto già abbondava nei piatti. Qui sì che qualcuno ha visto la luce in fondo al tunnel. Ma non era quella della speranza: era quella del frigorifero.

E va bene così.