60° + 1 AVIS SARNICO E BASSO SEBINO
PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’UOMO NON SARA’ MAI SOLO”
SCRITTO DA MARIO DOMETTI

(Foto Vezzoli)
Da sinistra: Stefano Serpellini, Serafino Falconi, Mario Dometti, Plinio Apllonio, Paola Plebani e Giovanni Paris

Da sinistra: Stefano Serpellini, Serafino Falconi, Mario Dometti, Plinio Apllonio, Paola Plebani e Giovanni Paris

Sarnico 27 dicembre 2022

Un libro celebrativo, di quelli zeppi di fredde cifre e frasi encomiastiche che distillano noia e suscitano interesse soltanto in chi è destinatario di cotanta prosopopea? Macché, Mario Dometti, abile artigiano della parola, dal 60° anniversario dell’Avis Sarnico e Basso Sebino ha tirato fuori pagine intense che hanno tenuto avvinghiato anche uno profano alle dinamiche dei prelievi ematici come il sottoscritto. Perché, sì, ci sono numeri e imprese da record, ma c’è soprattutto sangue, inteso come vite e facce di persone che si sono messe a disposizione per donare. Queste storie sono gocce d’oro che colano sulla narrazione, fornendo i connotati al dono gratuito e anonimo, la più nobile tra le generosità, lontana dalle buone azioni (vanno benissimo anche quelle, per carità) poi strombazzate sui giornali o sui social.

E il merito di questo libro è proprio l’aver strappato dall’anonimato gente che nella penombra regala il proprio plasma e il proprio tempo senza pretendere riconoscimenti. Una sacca di sangue ha un tragitto misterioso, è un messaggio in bottiglia che affidi al mare e non sai dove approderà. Tu che hai dato resti sconosciuto a chi l’ha ricevuta, ma non per questo hai meno soddisfazioni. E anonimi in questi meccanismi di solidarietà restano in molti, compreso qualche benefattore, che apre il portafogli ma raccomanda di non svelare.

Mario in queste pagine non ha trascurato il dramma Covid, anzi da lì è partito per il suo viaggio. Era necessario che qualcuno narrasse come lo ha vissuto il Basso Sebino, nel quale il virus è piombato sulla scia di un’altra epidemia, quella del meningococco. Sarnico e paesi limitrofi hanno provato anzitempo, pur su scala ridotta, quello che ci avrebbe poi riservato la pandemia: emergenze, allarmi, morti, spavento, gente in coda per il vaccino, strampalate credulonerie che già facevano capolino tra la rigorosità salvifica della scienza, acconto delle teorie complottistiche che avrebbero fatto da triste e a volte grottesco contraltare alla coscienziosità della gran parte dei cittadini, l’arma grazie alla quale il virus è stato infine arginato. E in questo senso bene ha fatto l’autore a rifilare ripetute bacchettate ai No-Vax.

Il Covid ha colpito duro anche all’interno dell’Avis, portandosi via soci storici e meno storici, dei quali Mario ha tratteggiato con tatto le biografie. Ma in questo periodo, sottolinea l’autore, il flusso delle sacche non è diminuito; alla generosità di routine i donatori hanno aggiunto la disponibilità a correre il rischio di uscire di casa e andare a sottoporsi a operazioni di prelievo che, nella nebulosa sanitaria iniziale in cui la casistica dei contagi dava l’impressione di essere sconfinata, viste da fuori  sembravano una roulette russa.

E poi i momenti conviviali, i pranzi a base di ossa di maiale e le tombolate, le iniziative per raccogliere fondi come la castagnata e la sagra del pesce fritto dove a menare la polenta si distingue Salem, un ragazzo arrivato dalla Mauritania. E la Gina Varinelli che da Gandosso conduceva i donatori all’ospedale Faccanoni di Sarnico sul sedile della sua Lambretta. E l’inarrestabile presidente-factotum Serafino Falconi che a un certo punto finì per essere contemporaneamente manager, infermiere, cacciatore di sponsor, autista dell’ambulanza e molte altre cose ancora. E sì, la Carolina, la vecchia autolettiga donata nel 1987 alla sezione giovanile dell’Avis, attorno alla quale nascerà il primo nucleo di soccorritori oggi diventato Croce Blu Basso Sebino. Si scoprirà che risultava rottamata e, priva di targa e di libretto, non avrebbe potuto circolare. Ma dai polverosi registri del Pra qualcuno riuscì a recuperare la vecchia immatricolazione e la sirena della vecchia Carolina poté finalmente tornare a ululare, sopravvivendo anche alle fiamme che l’avevano avvolta durante una missione a Tavernola. Qualche anno dopo, mentre lei scivolava verso il pensionamento, il nuovo mezzo di soccorso in dotazione all’allora gruppo “Avis-Volontari autoambulanza Basso Sebino” finì in una palude burocratica dalla quale solo con un pizzico di italico estro si riuscì a uscire. La legge impediva infatti l’intestazione dei veicoli di soccorso a enti che non fossero la Croce Rossa Italiana. E così l’autolettiga, costata 110 milioni di vecchie lire, sulla carta venne fatta passare per un taxi.

Ci si commuove ma ci si diverte pure, leggendo queste pagine. Perché Mario Dometti, anche quando racconta di tragedie come il Covid, con la sua garbata ironia riesce a strappare un sorriso senza che il lettore si senta in colpa.

Stefano Serpellini