PLINIO APOLLONIO
L’umiltà di essere forti

di Mario Dometti (Civis) – dal libro del 50° di AVIS Sarnico

Per la realizzazione di questo libro mi sono sovente avvalso della collaborazione, sempre puntuale e precisa, di tutti i membri del Consiglio Direttivo dell’AVIS che in ogni momento non hanno mai fatto mancare il loro incitamento e la loro disponibilità. Mi hanno messo a disposizione, e di questo gliene sono grato, dati, informazioni, fotografie e quant’altro fosse necessario per portare a termine al meglio questo lavoro, a perenne ricordo del 50° anniversario della fondazione dell’associazione.Una collaborazione che però si è notevolmente attenuata nel momento in cui ho cominciato a richiedere notizie personali su di loro, sulla loro attività avisina e sulle modalità con le quali espletano il loro impegno, informazioni per me indispensabili per poter tracciare nel modo migliore il loro profilo.
Al di là delle finalità e dei princìpi, alla base dell’attività dell’AVIS, sono comunque le persone che, con spirito di servizio, impegno, attenzione ed entusiasmo danno il valore aggiunto ad una qualsivoglia associazione. Devono essere proprio loro e non io a raccontare la storia dell’AVIS e non solo.
Dare spazio in questa pubblicazione a tutti loro era quindi non solo una priorità, ma un dovere nei confronti di chi in questa società continua ad avere, nonostante tutto, voglia di costruire e non distruggere.
Credetemi, non è stato facile ottenere da tutti l’autorizzazione a “parlare bene di loro”; un permesso poi accordato, ma condizionato ad un …misurato commento delle loro attività di volontariato.
Non so se poi sia riuscito a mantenere la parola, ma era doveroso parlare bene di tutti loro perché sono tutti veramente bravi.
Vorrei citare a questo proposito una celebre frase attribuita ancora al senatore Giulio Andreotti:
«Cosa vorrei sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto e basta. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma scusate, se sono tutti bravi, dov’è il cimitero dei cattivi?».

Un osso duro in questo senso è stato Plinio Apollonio – attuale addetto stampa dell’AVIS – la sua determinazione nel chiedermi di non essere assolutamente citato è stata inferiore solo a quella di Artemisio Belussi. Sono riuscito a convincerlo solamente dopo avergli promesso che sarebbe stato, almeno per quanto riguarda la sua persona, un capitolo breve. Questa volta sono stato di parola – ecco spiegato anche uno dei motivi della lunga premessa -.
Opportuno e doveroso ricordare innanzitutto che è stato grazie a Plinio Apollonio e alla preziosa collaborazione di Alessandro Poli, Pier Luigi Polini e Giuliana Minuscoli che ha fatto un po’ da …chioccia ai tre (nemmeno Walt Disney con la sua fervida fantasia sarebbe riuscito a pensare una cosa del genere), se si è potuto concretizzare anche al termine di questo quinquennio, il numero unico per il 50° di fondazione, una sorta di brochure informativa di tutta l’attività dell’AVIS di questi anni, un grosso lavoro di raccolta e selezione della documentazione e del materiale fotografico, che ha richiesto tantissime ore di tempo. Personalmente devo ringraziarlo per il grande contributo che lo stesso mi ha dato per la realizzazione di questo libro. Un lavoro il suo non solamente di “memoria storica” ma anche di ricerca e selezione del materiale cartaceo e fotografico da pubblicare.

Originario di Pianborno, classe1943, Plinio venne assunto a metà degli anni ‘60 come “Funzionario Amministrativo” al “Faccanoni” di Sarnico e per ciò conosce interessanti aspetti della crescita dell’ospedale, quindi parlando di lui, riusciamo anche a dare alcune informazioni storiche sia sull’Ospedale che sull’AVIS e l’AIDO.
Dal 1960 il nosocomio del Basso Sebino, nato nel 1919, era passato dal punto di vista giuridico, da “Infermeria per malati acuti” ad “Ospedale di III Categoria” ed è oggi bello ricordare che una delle prime iniziative della sua organizzazione, fu promossa dal primario di chirurgia prof. Giorgio Arezio e fu quella di dare vita ad un centro trasfusionale con la creazione della sezione AVIS, della quale lo stesso prof. Arezio divenne Presidente e Direttore Sanitario.
Il nuovo centro trasfusionale prelevava il sangue ai donatori e dopo averlo tipizzato (oggi questa procedura si chiama “Type & Screen” cioè tipizzazione e screening anticorpale, per confermare il gruppo sanguigno e il tipo di Rh e valutarne le compatibilità) una parte di esso veniva poi utilizzato per le esigenze dell’ospedale ed il surplus dirottato presso altre strutture sanitarie.

A seguito della nuova attribuzione del Faccanoni ad Ospedale di III categoria, Plinio Apollonio fu il primo “qualificato” a diventare operativo; il funzionario del Medico Provinciale non aveva infatti ritenuto opportuno fino ad allora di assegnare questa qualifica, causa la ridotta dimensione dell’Ospedale.
Nel corso della sua permanenza in riva al Sebino che si protrasse per quasi 10 anni, vide concretizzarsi grandi cambiamenti all’Ospedale Pier Achille Faccanoni e, primo fra tutti, quello del 1970 quando a seguito dell’entrata in vigore della legge 132 sugli Enti Ospedalieri, venne riconosciuto come “Ospedale Generale di Zona”.

«Quando arrivai a Sarnico – mi dice con una certa emozione – avevo un piccolo ufficio, era posizionato proprio di fronte al vecchio atrio d’ingresso a piano terra; lo divisi per un po’ di tempo con le storiche impiegate: Rina Mangili, Gabriella Cadei, Maria Sala e Romano Volpi, un ex funzionario della Banca Popolare di Bergamo in pensione, che collaborava con noi con compiti specifici. Mi fu immediatamente chiaro che il “Faccanoni” stava mutando in maniera palese.
L’evoluzione in atto portò poi a grandi cambiamenti sia nella pianificazione della struttura sanitaria che nella logistica. Il commendator Achille Bortolotti, subentrato da poco al commendator Bruno Stoppani alla presidenza, da grande manager qual’era, intuendo la necessità di una riorganizzazione del reparto amministrativo, fece realizzare una palazzina per gli uffici con una sala per le riunioni del Consiglio di Amministrazione, proprio all’ingresso dell’ospedale, di fronte all’abitazione del prof. Arezio. Con la riorganizzazione arrivarono altre figure: il rag. Renato Ferrari per i rapporti con il personale, l’economo sign. Ugo Buelli e Mariolino Alari, mio collaboratore.
Sempre nel periodo della mia permanenza vennero creati i reparti di Pediatria, affidato al dott. Bianchi e di Ostetricia e Ginecologia diretti dal dott. Grasso. Nel 1976 passai alle dipendenze dell’Ospedale di Gazzaniga».

Plinio Apollonio credo sia una dei pochi donatori ad essere iscritto, pur in tempi diversi, in due sezioni dell’AVIS: quella di Semonte e in quella di Sarnico. Nel paese del Basso Sebino, dove venne ad abitare, fu immediatamente coinvolto dal dott. Serafino Tambuscio, che ne aveva conosciuto le doti nel corso della sua attività lavorativa all’Ospedale Faccanoni. «Era il 1999 e quando me lo chiese non seppi dire di no proprio per la stima che nutrivo nei suoi confronti.
La mia carriera avisina iniziò a Semonte nel 1984 quando cominciai non solo ad essere un sostenitore, ma un donatore vero. Avevo quarant’anni e nonostante la mia modesta costituzione fisica e qualche acciacco, causa di alcune interruzioni, ho comunque riempito 46 sacche di sangue a dimostrazione che non è mai troppo tardi per iniziare a donare».

Si, anche nell’AIDO Plinio ha dedicato parte del suo tempo libero. Oltre che esserne stato il primo segretario, ha avuto anche il privilegio di essere, nel 1974, uno dei fondatori del gruppo di Sarnico.
Credo sia quindi doveroso, approfittando del capitolo a lui dedicato, spendere alcune pagine del libro anche per la consorella “”Associazione Italiana Donatori d’Organi, lasciando a lui stesso il compito di raccontare qualcosa di questa associazione fondata a Sarnico da un gruppo di persone coordinate dal signor Ugo Buelli.

«Ci sono nella vita di una comunità date indimenticabili e una di queste è il 15 febbraio 1974.
Alcuni giorni prima la signora Emilia Bortolotti, presidente della sezione Avis di Sarnico, organizzò presso il salone del teatro delle Suore di Carità (l’attuale sala giochi del Meulì) un’assemblea straordinaria per illustrare le finalità dell’Associazione Italiana Donatori Organi.
Al termine dell’incontro, dopo l’appello del Presidente Nazionale AIDO Giorgio Brumat, circa settanta persone presenti compilarono la scheda di adesione.
Il 15 febbraio 1974 gli associati si riunirono per costituire ufficialmente il Gruppo Comunale AIDO di Sarnico. I convenuti nominano un Consiglio Direttivo Provvisorio e la presidenza viene affidata al sign. Ugo Buelli, con cui collaborano come consiglieri i signori: Giovanni Belussi, Plinio Apollonio (segretario), Paolo Micheli, Giovanni Tallarini, Loretta Tiraboschi, Giovanna Varinelli, Giuliano Arcangeli, Luisa Belussi, Delfina Bolis Brignoli, Emilia Bortolotti Buelli, Rina Scaburri Gaspari, Alfredo Tiraboschi, Andreina Belometti e Marcello Marcellini. Il nuovo gruppo è costituito da alcuni comuni del Basso Sebino: Adrara San Martino, Credaro, Foresto Sparso, Gandosso, Viadanica e Villongo».

Che altro dire di Plinio Apollonio se non confermare, allo stesso modo di altri collaboratori avisini nominati o meno su questo libro, che fare attività di volontariato significa tante cose e prima fra tutte, operare con coscienza una scelta vera, indirizzata alla responsabilità sociale e che scaturisce spesso da un qualsivoglia gesto di solidarietà ma che poi si trasforma in un grande rapporto tra sé e gli altri.
Un reciproco dare che permette a tutti coloro che sono coinvolti in questa azione di ricevere affetto, presenza, condivisione, armonia, comprensione, aiuto e soprattutto crescita.
Il sapore della nostra vita, in alcuni momenti difficili subisce purtroppo cali di sapidità e chi lo ha provato può testimoniare che quel sapore riprende il suo gusto originale grazie a gesti di solidarietà singoli o, come nel caso dell’AVIS, organizzati che condividono ideali ed emozioni. Allora perché non provare!