A cura del dott. Giovanni Paris

Il sangue e i suoi componenti sono a tutt’oggi dei presidi terapeutici insostituibili, di cui esiste tuttavia una risorsa limitata. Infatti il sangue che quotidianamente impieghiamo per la cura dei pazienti ematologici, proviene dalla donazione volontaria e gratuita di molte persone che compiono generosamente un atto di grande solidarietà umana.

L’Italia è ancora un paese non autosufficiente e in questi ultimi anni, accanto ad un numero di donazioni rimasto pressoché invariato, c’è stato un incremento della richiesta dovuto all’impiego di terapie sempre più aggressive e protratte, che vengono usate nella cura di molte neoplasie ematologiche.
Queste ultime inoltre sono in deciso incremento come dimostrano i dati dei registri tumori esteri ed italiani; tale fenomeno si spiega solo in parte con l’aumento dell’età media, perché se è vero che molte malattie ematologiche sono più frequenti nell’età avanzata, l’aumento di incidenza che è stato osservato negli ultimi 15-20 anni, pone indubbi problemi di inquadramento. Per tali motivi è essenziale che vi sia una selezione attenta e rigorosa delle indicazioni all’utilizzo delle donazioni di sangue; in questa prospettiva si colloca il ruolo dei “Comitati per il Buon Uso del Sangue” presenti in tutte le aziende sanitarie. Ma questo non elimina la necessità di avere da parte di tutti gli operatori sanitari, una adesione consapevole a quelle che sono le linee guida più aggiornate, anche perché, accanto all’incremento di richiesta di sangue, in Ematologia si è diversificata e specializzata la necessità di singoli emocomponenti (ad es. piastrine), spesso manipolati (lavati, irradiati ecc), o emoderivati (basti pensare all’incremento di utilizzo delle immunoglobuline ad uso anticorpale).

Pertanto per salvare vite umane e per consentire i progressi della Scienza, è necessario che un numero sempre maggiore di persone in buona salute doni generosamente il proprio sangue. Ed è grazie anche all’opera silenziosa e costante di migliaia di donatori che oggi si riescono ad ottenere straordinari risultati nella guarigione di alcune malattie che sino a pochi anni or sono sembravano irraggiungibili.In realtà, da sempre ma ancor più negli ultimi anni, l’Ematologia si è posta come una specialità di confine tra la parte assistenziale e quella di ricerca biologica: le informazioni sulle caratteristiche genetiche delle malattie ematologiche, hanno consentito di veder nascere una nuova categoria di prodotti farmaceutici denominati “biologici”, ovvero farmaci che interferiscono con i meccanismi iologico-molecolari alla base della crescita tumorale. In questo senso l’Ematologia si è trovata a svolgere un vero ruolo di apripista anche per altre specialità (oncologia, reumatologia, ecc), coronando tale ruolo con risultati così interessanti e positivi che oggi la maggior parte delle malattie ematologiche può efficacemente essere curata.
Questo comporta un notevole incremento dei costi farmaceutici, poiché tali nuovi farmaci hanno caratteristiche radicalmente diverse da tutti gli altri e conseguentemente costi di sviluppo e produzione più elevati. Accanto a tali importanti oneri economici, talora il Servizio Sanitario deve farsi carico anche della non autosufficienza di emocomponenti ed emoderivati; e per paradosso, a volte accade che il fattore limitante sulle scelte terapeutiche da proporre ad un paziente, sia proprio la maggiore o minore consapevolezza di poter disporre di sangue e derivati in quantità idonea.

Ciò per fortuna non accade nella nostra realtà locale e regionale, ma lo sviluppo prossimo delle terapie biologiche in Ematologia (e non solo) passerà attraverso un ulteriore sforzo di disponibilità da parte dei donatori e delle loro associazioni. Ed è uno sforzo al quale noi tutti dovremo contribuire con una sconfinata gratitudine.