SERAFINO FALCONI
« Il potere logora chi non ce l’ha » è una nota espressione che tutti abbiamo avuto modo di ascoltare e di cui conosciamo bene l’autore: Giulio Andreotti.
(Mario Dometti – Civis)

Sono convinto però che la frase sia sempre stata interpretata come l’eccessivo attaccamento alla “poltrona” da parte del sette volte Presidente del Consiglio e ventitré volte Ministro. Credo ed auspico invece che ironicamente, il senatore a vita volesse spiegare un concetto diverso ovvero che, per un politico, il bene pubblico deve prevalere sullo stipendio, mentre invece nel momento in cui si decide di fare il politica, questo “status” diventa un mestiere vero e proprio e il centro di gravità degli interessi crudelmente si sposta sull’opportunità di far carriera e non più su chi, con il lapis, entra nella cabina elettorale per esprimere il proprio voto.

Un preambolo, che mi da l’opportunità di accendere i riflettori su un “mito” dell’AVIS: Serafino Falconi 58 anni nativo di Foresto Sparso – località Boni -, ma dalla metà degli anni ‘50 cittadino di Villongo, oggi “suo amato paese”, con residenza quasi fissa presso l’Oratorio. Un personaggio dotato di una ragguardevole capacità organizzativa supportata da quella prerogativa che molti identificano come fascino, altri charme, altri ancora personalità affascinante; …io opto per il termine “carisma” che ritengo possa essere identificato in un ambito più ampio e e soprattutto sociale; fascino e charme rimandano ad una sensazione individuale di questa qualità e credo che addicano di più a George Clooney o a Band Pitt che al nostro Serafino.

La definizione che più gli viene riconosciuta e quella di essere “un grande ottimista della vita”, convinto, incrollabile, nel credere che vada vissuta per davvero, senza paura e proprio per questo, è nostro dovere rispettarla senza volgere lo guardo al passato, dimenticando i rancori e guardando invece con fiducia il presente. Domani si vedrà!.

Eppure la vita non è stata completamente benevola nei suoi confronti: una famiglia alquanto assente, il padre se ne andò da casa quando lui aveva 16 anni, lasciandolo solo con la madre e senza mezzi economici adeguati. « Eravamo gente povera – mi confida Serafino – avevamo bisogno di tutto, per cui il mio impegno era rivolto prima di tutto alla mia famiglia e poi gli altri e devo dire che da tutti ho ricevuto tanto soprattutto esperienze indimenticabili e voglia di vivere la vita cercando di migliorarla sia a me stesso che agli altri. Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato questa bellissima opportunità di donare per riavere gratitudine, lealtà e fiducia ».

Nonostante queste vicissitudini, volontà ed impegno, che certamente non gli fanno difetto, hanno fatto si che potesse realizzare una realtà lavorativa di primordine: la sua azienda offre oggi la possibilità di lavoro ad oltre 20 dipendenti che lui considera non dei subalterni, ma quasi dei figli.
Dotato di un incredibile carica vitale e da una visione critico-costruttiva dei problemi, riesce sempre ad esprimere le proprie idee rispettando i propri limiti e quelli degli altri, comunicando e soprattutto ascoltando in modo diretto e corretto.

La sua esperienza nell’Avis ha inizio al termine del servizi militare con la prima donazione. Era l’anno 1975. Una decisione presa nel corso della Naja e maturata a seguito di un grave incidente stradale nel quale furono coinvolti degli avieri suoi commilitoni. Per salvarli ci fu la necessità di reperire sangue, indispensabile per la loro sopravvivenza.
Fu proprio nel corso della prima donazione che incontrò per la prima volta il Dott. Serafino Tambuscio, un uomo di grandissimo valore morale, intellettuale. Lo apprezzò immediatamente e da subito, ebbe il privilegio di averlo come amico e confidente. Per anni sarà per lui un punto di riferimento fondamentale.
Intuendone le sue capacità e apprezzando la sua disponibilità la “Super Presidente” dell’Avis Sarnico Sig.ra Emilia Bortolotti, che voleva puntare su giovani validi, lo volle immediatamente nel Consiglioo Direttivo, per lei “Serafino 2” era la sua speranza. Sicuramente non l’ha delusa.

Il suo curriculum di Avisino e non solo, si avvicina, nella giuste proporzioni, a quello dello statista più famoso d’Italia e sono convinto che il vero significato dell’aforisma del senatore Andreotti, ben si adatti, in senso ovviamente positivo, a questa non comune persona che dopo la morte degli indimenticabili presidenti Signora Emilia Bortolotti e dott. Serafino Tambuscio non ha avuto alcuna esitazione a prendere in mano le redini dell’AVIS e condurlo nel nuovo millennio. Una transizione che ha portato con se inevitabili mutamenti e fra essi, a livello di volontariato, la necessità di un più stretto dialogo con le organizzazioni del cosiddetto “terzo settore” – un vasto universo composto da persone e associazioni che hanno in comune la volontà di sviluppare nuove proposte e dare concrete risposte alle innumerevoli richieste di servizi che né lo Stato né il privato sono in grado di soddisfare. Un confronto che partendo dall’esempio donazionale, dallo spirito altruistico ed dai valori della solidarietà propri dell’AVIS, deve svilupparsi in una collaborazione con chi si occupa di assistenza sociale, sanitaria e socio-sanitaria, beneficenza, istruzione, tutela di diritti civili e ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

Il ruolo di donatore alla luce di questi cambiamenti, pur mantenendo come “mission” la disponibilità ad offrire il proprio sangue, va in qualche modo ridefinito in quanto dovrà inevitabilmente rapportarsi con spirito collaborativo con questo “terzo settore” e con chi opera nella cooperazione sociale a favore delle persone in difficoltà, o si impegna per la salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni surrogando, nei casi di loro carenze, le istituzioni. 

Non so se quanto ho scritto sia condiviso o meno dal nostro Serfino Falconi, ma dagli impegni che lo stesso si è assunto in sintonia con il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’AVIS, credo portino in questa direzione.

Tutto questo però forse non sarebbe stato possibile se a Serafino nella sua vita fosse entrata una figura diversa da Giuliana Minuscoli, sua moglie da 16 anni. Il detto antico “Dotata animi mulier virum regit” – Una donna provvista di coraggio sostiene il marito – giunto a noi parafrasato in: “accanto ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna” e Giuliana, che condivide con lui la “passione” per il volontariato, è per lui un punto di riferimento, in lei trova fiducia e complicità, il denominatore comune di ogni discorso di Serafino che, legittimamente le esprime gratitudine per il sostegno l’incoraggiamento e l’aiuto che non gli fa mai mancare.

«Quello che più mi ha colpito in lui – mi confida Giuliana – è la determinazione nel portare avanti qualsiasi cosa abbia deciso di attuare, sia riguardo il proprio lavoro che in tutta l’attività di volontariato nella quale è coinvolto ed è proprio questa caparbietà che lo persuade a non arrendesi mai anche di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili che persone, enti o istituzioni che non prestano la dovuta attenzione all’AVIS o ai Volontari Autoambulanza a volte creano. Quando questo succede, tira fuori tutta la sua grinta ed allora non lo fermi più.
Lo testimonia anche l’impegno che ha sempre avuto nell’impedire la soppressione dell’Ospedale di Sarnico. Fu lui uno dei promotori del Comitato di Sorveglianza che circa dieci anni fa, con una mobilitazione, portò quasi 2.000 persone in piazza a protestare contro la chiusura del Pronto soccorso dell’allora «Faccanoni». Anche oggi è sceso ancora sul piede di guerra per la decisione, a suo avviso grave della società “Habilita” che gestisce l’Ospedale di Sarnico in collaborazione con l’Azienda ospedaliera Bolognini di Seriate, di tagliare dal 1° settembre 2011 gli orari il servizio di autopresentazione, oggi in funzione giorno e notte, portandolo solamente dalle 8 alle 17 dei soli giorni infrasettimanali.

Serafino è veramente un grande lottatore, uno che non molla mai e che non può e non vuole assentarsi dalla sua azienda e dalle sue attività di volontariato e dalla madre, tutto questo a discapito della sua grande passione per la montagna alla ricerca di funghi, un hobby che riesce a rubargli solo pochi giorni in un anno. In casa, per questa sua caratteristica in casa lo chiamiamo “il treno” per la sua volontà davvero infinita di trainare e di portare a termine al meglio ogni cosa che fa.

Vorrei citare un esempio che denota quanto sia responsabile di ogni cosa che fa.
Fin da piccola ho dovuto convivere, seppur serenamente grazie alla mamma, con la grave malattia che aveva colpito mio padre. Quando venne a mancare – avevo vent’anni – ho continuato con le responsabilità proprie della figlia maggiore, ad aiutare in famiglia e nel negozio che gestivamo e che non mi offriva eccessivi riscontri economici, fino a 29 anni quando mi sono sposata con Giusi Belussi che morì pochi anni dopo in un incidente stradale. Ancor oggi mi sento responsabile riguardo a mia madre. Questo però, credetemi, non è nulla a confronto di quanto Serafino ha fatto e sta facendo per la sua famiglia di origine.
Crede in ciò che fa e trascina. ed in particolare i giovani, in controtendenza con altre realtà associative che vedono invece le nuove generazioni latitare. La sua capacità di saper leggere nell’animo delle persone, capire che cosa prova e com’è l’altro gli permette di ottenere il meglio dai suoi collaboratori e soprattutto con l’incoraggiamento, fa affiorare quelle capacità che riscontra in loro.
Posso assicurare che non solo su di me ma anche con altre persone è stato capace di ottenere risultati a volte anche importanti in situazioni alquanto complicate. Guarda come è riuscito a coinvolgerti nella realizzazione di questo libro!
Non voglio certo dire che Serafino incarni l’uomo perfetto, nessuno lo è ed anche lui ha i suoi difetti e qualche errore lo commette, ma di lui mi piace il suo essere “umano” e “uomo”.

Avrei ancora tantissime cose da dire di lui ma ritengo siano soprattutto queste le caratteristiche che più lo contraddistinguono. Serafino è fatto così, è sempre davanti a tutti si spende e spende anche di suo senza pensarci un attimo; tutto deve funzionare a dovere ed essere perfetto se si vuole raggiungere il massimo risultato. Tutti hanno potuto vedere la sua grande gioia ascoltando i pareri positivi sull’esito dei festeggiamenti del 50° della fondazione dell’AVIS.
Come coppia riusciamo a completarci perché abbiamo molto in comune, in particolare concordiamo sul come la vita debba essere vissuta, e quale debba essere il rapporto che dobbiamo avere verso gli altri. Siamo convinti che tutti, anche nel nostro piccolo, si possa fare molto, basta volerlo, basta sapersi guardare intorno. Certo questo richiede impegno e tanto tempo da dedicare agli altri. Spesso ci diciamo “non abbiamo figli nostri però guarda quanti ce ne offre l’AVIS” e questo ci da la forza di continuare a dedicare ogni minuto del nostro tempo libero a queste attività di volontariato. Dicono che la vita vada vissuta al meglio, con il meglio. Essendo Serafino il mio meglio, la vita voglio vivere con lui».

La conclusione di questo capitolo che racchiude tanti anni di storia dell’AVIS la lascio però al suo protagonista, a Serafino Falconi che ha una dedica speciale da fare: « È stato all’interno del gruppo ’“Avis Volontari Autoambulanza Basso Sebino” che conobbi una persona veramente speciale che entrò a far parte – e che parte –  nella mia vita: “Giuliana”. Permettetemi quindi di due parole su di lei. Giuliana è entrata nella mia vita in punta di piedi, con delicatezza offrendomi tantissimo amore. Non è stato difficile imparare ad amarla con tutto me stesso. Mi ha sempre seguito in qualsiasi avventura, è sempre stata e continuerà ad esserlo, pronta ad assecondarmi ed andare anche oltre le sue possibilità perché, come me crede nell’importanza di aiutare il prossimo. Giuliana grazie per il tuo impegno da dietro le quinte nell’AVIS, sei una regista impareggiabile e meriti una mia piccola citazione in questo libro per il tuo impegno in questi 17 anni.

«Il potere logora chi non ce l’ha », pensavate me ne fossi scordato? L’opzione del nostro Serafino, a questo proposito è stata però molto diversa da quella della maggior parte dei nostri politici, la sua è stata “una scelta di vita” responsabile, impegnata per gli altri e improntata  alla riscoperta dei valori fondamentali dell’esistenza.
Tutto questo ha comportato però un cambiamento del “modus vivendi” della sua quotidianità e dell’impiego del tempo libero. Da questo impegno, nasce tuttavia la soddisfazione nel dare e la gioia derivante dalle esperienze di servizio e a conclusione di questo capitolo, lungo ma che doverosamente meritava, permettetemi attraverso queste pagine di complimentarmi con Serafino Falconi e Giuliana Minuscoli e ringraziarli per il “dovere associativo” che li anima, una scelta dove per loro, è diventato dominante il fatto di aver voluto abbandonare la strada dell’accettazione passiva del quotidiano, per diventare protagonisti di comportamenti che hanno portato a cambiamenti sociali, culturali e alla riscoperta dei valori fondamentali di vita.

CURRICULUM
I suoi primi approcci al volontariato di Serafino Falconi iniziano nel 1966 con l’oratorio di Villongo. Serafino ha 13anni. Qualcuno asserisce che ce l’ha scritto nel DNA. Sua madre affermava spesso: «Al  gà ‘n po’ del preòst». Era impegnato nel sociale nel gruppo “Polisportiva Atletica Villongo”. Le corse a piedi erano la sua passione e con un meraviglioso gruppo (50/60 ragazzini), con mezzi di fortuna partivano per partecipare alle non competitive che si svolgevano un po’ ovunque.

Progetto rene artificiale
Purtroppo il 12 giugno 1977 in un grave incidente stradale persero la vita due ragazze indimenticabili del gruppo, Emanuela e Ines. A ricordo di queste due adolescenti fondammo il gruppo “Rene Artificiale” con lo scopo di raccogliere fondi per donare questa apparecchiatura agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Dirottarono in seguito la donazione all’Ospedale Faccanoni di Sarnico.
Falconi Serafino contattò il Dott. Tambuscio e gli propose l’idea che pur apprezzabile avrebbe avuto grandi difficoltà nella sua realizzazione. Già 5 anni prima lo stesso Tambuscio aveva avanzato la stessa proposta all’allora USL 12 con sede a Lovere, che non andò in porto.
Ma la caparbietà dei due “Serafini” fece si che la richiesta fosse riproposta:  si voleva a tutti i costi l’apertura a Sarnico di un “Centro Emodialisi” al quale donare il “rene artificiale”.
Dopo due mesi il Dott. Tambuscio chiamò Falconi e felicissimo, lo informò che avevano ottenuto la dialisi e il “rene artificiale” acquistato per l’apertura”. Era l’anno 1979: la tragica  morte delle ragazze aveva dato vita alla dialisi e la fine di migrazioni interminabili per i malati.

Progetto AVIS giovani
Nel 1981 sollecitato da più parti si candidò per entrare a far parte del Consiglio Direttivo dell’AVIS. Seppur per il rotto della cuffia fu eletto consigliere.

La Sig.ra Emilia Bortolotti aveva il desiderio di formare un gruppo giovani dell’AVIS. Un’impresa estremamente ardua anche a quei tempi. Come far sentire i giovani importanti all’interno dell’associazione? E come coinvolgerli nel modo migliore per infondere in loro quegli ideali avisini per un impegno concreto nel volontariato?. Il motto: “donare sangue, donare vita” era il “verbo” di Sarafino Falconi, come farlo conoscere agli adolescenti ed ai giovani?

L’idea gli venne in un pomeriggio d’estate mentre stava prendendo il sole al Lido Cadè di Sarnico, quello chiamato “Lido dei poveri”. Un ragazzo stava quasi annegando, ma grazie all’intervento di una signora che aveva partecipato ad un corso di pronto soccorso, venne rianimato e tutto finì bene. Un’esperienza che fece maturare in Serafino l’idea di un “Gruppo Avis Giovani Salvamento” con corsi di pronto soccorso, il Dott. Tambuscio si assunse l’onere di esserne il docente. Fu inoltre organizzato un corso per bagnini presso la piscina a Villongo. Era il 1982.

Qualche mese dopo al Direttivo dell’AVIS venne presentato lo statuto del Gruppo Giovani predisposto dallo stesso Serafino Falconi che ne diventa il Presidente.

Su proposta della presidente Sig.ra Emilia Bortolotti ci venne riconosciuto un fondo spese di 1.500.000 lire a sostegno dell’attività che già veniva svolta da circa un anno. Successivamente il gruppo si doterà di una barca a motore per sorvegliare al meglio le rive del lago nella zona di Sarnico. Nel 1985 a quasi tutta la riva bergamasca del lago fu impedita la balneazione l’impegno di “soccorritori bagnini” ebbe fine.

L’Avis Giovani comunque era ben strutturata; per raccogliere fondi cominciò ad organizzare ogni anno “La castagnata” e dal 1984 diede in via alla prima “Festa “Campagnola a Villongo in Zona Roncaglia con una super novità: i voli con l’elicottero sul lago.

La presenza sul territorio incominciava a dare i suoi frutti: più donatori aderiscono all’AVIS..

 

Progetto rene artificiale speciale
Il centro dialisi fa sapere che occorre un rene artificiale speciale che ripulisca il sangue dalle scorie lasciate dalla terapia con il rene artificiale tradizionale. È una procedura indispensabile per poter far continuare al paziente la terapia.  Il costo è di circa 15.000.000 di lire.  Il gruppo riparte alla grande ottenendo il risultato nel 1986.
Nel corso di questa iniziativa, per motivi personali Serafino Falconi da le dimissione da Presidente e subentra Maurizio Marini che porterà a termine l’operazione con grande impegno personale e con l’aiuto degli avisini.

 Nasce l’idea del servizio autoambulanza
Siamo al 1987 e il “Kiwanis Club del Sebino” un’associazione che opera al servizio dei bambini in difficoltà, regala un vecchia ambulanza da loro acquisita dall’Ospedale Faccanoni e rimessa a nuovo. Al Direttivo tutti si chiedono cosa si può fare di questo mezzo. Enrico Bombana, futuro medico e uno dei ragazzi del gruppo, propone di consultare il Falconi che viene contattato proponendomi di rientrare nel gruppo anche perché Maurizio Marini aveva dato le dimissioni dal Gruppo Giovani.
Accettò la proposta e con il dott. Tambuscio inventarono un servizio ambulanza per trasporti secondari: verrà chiamato “Gruppo Giovani Ambulanza”. L’autorizzazione per iniziare i trasporti ed i relativi corsi di pronto soccorso vennero dati da parte dell’USL 12 di Lovere nel 1987.
È un impegno forte ed oneroso. Dopo solo un anno si passa anche al vero e proprio pronto soccorso con turni al venerdì, sabato e domenica; diventa così una vera e propria associazione che ha quindi bisogno di un suo statuto. Nel 1989 nasce un nuovo ramo dell’Avis di Sarnico e Basso Sebino: l’“Avis Volontari Autoambulanza Basso Sebino”.
Grazie all’impegno di Serafino e di questo gruppo l’Avis Donatori di sangue raccoglierà 25.000 firme per salvare l’Ospedale di Sarnico.

Serafino Falconi diventa presidente dell’AVIS Sarnico
Nel 1999 gli venne riconosciuto dal Comune di Sarnico l’onoreficenza del “San Mauro d’oro”.
Il 13/12/2000 muore il Dott. Serafino Tambuscio, Presidente dell’Avis Sarnico; è un momento triste e difficile, una ferita che ancora oggi non si è ancora chiusa.
Serafino Falconi viene eletto presidente al suo posto. Un grande onore per  lui.
Lascia la presidenza dell’Avis Volontari Ambulanza Basso Sebino e ripone tutte le suee forze nell’Avis Donatori di sangue di Sarnico e Basso Sebino.
Da presidente propongo al Consiglio Direttivo si propone obiettivi importanti e poi raggiunti nel tempo:

– visibilità massima dell’Avis sul territorio;
– ogni anno più 10% di donazioni;
– riorganizzazione e sistemazione della segreteria. Qui devo ringraziare Artemisio, Mora e Delia.
– rifondazione del Gruppo Giovani;
– presenza nelle scuole elementari, medie e superiori;
– riorganizzare al meglio la donazione del venerdì;
– chiedere all’Avis Provinciale che si possa donare sangue alla domenica e poi successivamente al sabato.
– organizzare le chiamate per le donazioni di venerdì;
– creazione di un sito internet.