ARTEMISIO BELUSSI
Razionalità ed affidabilità

di Mario Dometti (Civis) dal ibro del 50° AVIS Sarnico

All’inizio di questo libro ho lanciato una provocazione affermando che l’obiettivo finale dell’AVIS, forse ambizioso ma irrinunciabile, consista nel ritenere la donazione del proprio sangue un atto dovuto e che al suo raggiungimento la stessa diventi quindi inutile. Un’affermazione questa che dovrebbe essere allargata anche ad altre associazioni simili: la solidarietà non deve essere l’espressione di una virtù o la peculiarità di qualcuno ma dovrebbe diventare una regola per tutti.
Non si è cittadini se non si è dediti al volontariato, non si è cristiani se non si è persone solidali.
Non bisogna poi confondere il volontariato con l’impegno sociale. Il volontariato, quello vero, è donare gratuitamente, con passione e spontaneità, mettersi in gioco. Questo dovrebbe diventare l’impegno di tutti.
La società moderna, non lo scopriamo oggi, è una società che si chiude sempre più su sé stessa nella quale l’individualismo prevale sempre più sulla condivisione e sull’attenzione per gli altri.
Nel capitolo che segue parlerò di alcune “brave persone” che con gratuità e continuità offrono questo “dono” come opportunità per migliorare noi stessi e per farlo, essere buoni non basta “l’è mia asè”, è soprattutto necessario essere giusti.

Inizio da Artemisio Belussi, pensionato, ex bancario che fin dagli anni ‘80, quando entrò nel direttivo dell’associazione, ha fatto della sede AVIS la sua seconda casa.
Una presenza costante con esperienza e competenza acquisite in anni di lavoro, fanno di lui un valore aggiunto di notevole spessore all’interno dell’AVIS.
Avisino a tutti gli effetti se si considera inoltre che ha al suo attivo l’importante numero di 85 donazioni effettuate.
Artemisio lo definisco una persona coscienziosa, razionale e soprattutto affidabile.
C’è chi dice che questi ultimi due termini non siano sempre complementari e una persona a cui “affidarsi” o “fidarsi” non è sempre razionale, anzi, a volte sono proprio le persone che ragionano con il cuore o i sentimenti e non solo con la testa, quelle su cui poter sempre contare.
«Essere razionali – asseriva il mio professore di fisica – vuol dire far prevalere sempre e per prima la ragione». «Essere affidabili – ribatteva il mio insegnante di religione – vuol dire essere credibili all’altro, facendo dono della propria presenza».
Personalmente credo che esistano persone che sanno equilibrare le proprie azioni, usando nella maniera giusta la mente e il cuore e credo che fra esse si possa annoverare Artemisio.
Nonostante non ami eccessivamente la burocrazia è estremamente preciso e in certi casi persino troppo scrupoloso al limite della pignoleria, un’attitudine che personalmente ritengo più una qualità o comunque un aspetto del carattere di una persona assolutamente positivo anche se, a volte, può rappresentare un qualcosa da perfezionare quando si ha a che fare con chi ha uno spirito libero, senza regole o vincoli perché con loro l’attrito sarà certo.
Il suo essere pignolo significa invece coordinare ogni cosa che fa con estrema attenzione ai particolari, senza lasciare nulla al caso e portando a termine nel migliore dei modi l’impegno assunto.
Personalmente, oltre che un amico, lo ritengo un uomo colto ma che non ama darlo a vedere.

Del nome Artemisio si hanno notizie addirittura da Erodoto (482 a.C.) definito il padre della “Storia” e dell’”Etnografia” – lo studio dei popoli – e lo cita a proposito di una celebre battaglia combattuta nell’agosto del 480 a.C. tra le città stato della Grecia e l’impero Persiano, nella zona di mare delimitata dalla Tessaglia e dall’isola di Eubea. Lo scontro non fu altro che il fronte marino della battaglia delle Termopili.
Ovviamente l’Artemisio citato dal filosofo greco non era il nostro segretario, tesoriere e revisore dei conti, cassiere e tutte quelle mansioni che implicano pagamenti – tanti – e riscossioni – poche -, ma bensì era “Capo Artemisio” un ex comune della Grecia centrale (oggi Istaia-Aidispos) con 4.167 abitanti secondo i dati del censimento del 2001. Tutta la messa in scena precedente era per risalire al significato etimologico di questo suo nome abbastanza inconsueto. Credo che ai lettori poco interesserà di tutto il resto, Erodoto compreso, ma almeno sappiamo da dove deriva il nome Artemisio.
Ho imparato a conoscerlo meglio dal 2009, cioè da quando mette a disposizione del mensile parrocchiale di Sarnico “il Porto” molte delle …poche ore ancora disponibili del suo tempo; oltre ad essere un membro della redazione, offre la sua competenza come “correttore di bozze”, una capacità questa abbastanza “singolare” per un ragioniere ma che, proprio per quanto espresso sopra, rappresenta per Artemisio invece la normalità. Sa trovare anche agli errori più banali, ignorarli potrebbero rovinare l’opera finale. Ha la capacità anche di semplificare la struttura delle frasi, dando ad esse la giusta punteggiatura, con un uso corretto di virgole, punti, due punti, punto e virgola. Preciso anche nel trovare errori nelle forme verbali, nell’uso corretto delle parole con l’attenzione a non compromettere il lavoro altrui o modificarlo troppo, anche nella forma. Un lavoro, in conclusione, molto complesso, abbastanza noioso e soprattutto lungo. È soprattutto merito suo se questo libro sui cinquant’anni dell’AVIS è – speriamo – esente da errori grammaticali e sintattici.
Non crede di essere tacciato di lesa maestà raccontando che riuscì a trovare addirittura alcune imprecisioni in un intervista che feci per il Porto a Sua Eccellenza il Vescovo di Bergamo Mons. Francesco Beschi, che parlando a braccio, ovviamente, qualche inesattezza lessicale l’aveva commessa. È riuscito a correggere anche una frase in latino in un articolo che lo studioso Pierluigi Billi, sicuramente per disattenzione, aveva erroneamente scritto. Un mito!

Teniamoceli stretti allora persone come Artemisio Belussi, gli uomini affidabili sono difficili da trovare e la lista d’attesa lunga come quella di un ospedale pubblico per farsi una Tac.
L’uomo affidabile è più preciso di un autovelox sulla Milano Venezia; sempre puntuale e se ritarda o anticipa, avvisa allo stesso modo della spia dell’auto prima che la benzina finisca.