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L'AVIS nel processo di formazione alla solidarietà

 

L’AVIS Sarnico e Basso Sebino ha scelto da molto tempo di operare con le scuole per costruire insieme ai ragazzi un nuovo percorso di educazione alla solidarietà.
Ha programmato interventi orientati alla formazione e aggiornamento di docenti e operatori socio-sanitari sui problemi dell’educazione alla salute e alla solidarietà attraverso corsi, seminari e convegni. Si sono prodotti sussidi e materiali didattici sempre concordati e realizzati con la collaborazione e la consulenza degli organismi tecnici delle istituzioni. AVIS ha offerto infine, partecipazione attiva alla fase di programmazione degli interventi sempre e solo nel quadro di un programma concordato e gestito dalle agenzie educative.
Ogni operatore del mondo della scuola può rivolgersi ad una sede AVIS per individuare, assieme all’organizzazione associativa, una azione congiunta per interventi informativi e formativi con i giovani delle scuole di ogni grado.

Non solo la sezione AVIS di Sarnico Basso Sebino, ma tutta l’AVIS nazionale ha da sempre ritenuto indispensabile un rapporto costruttivo con le scuole di ogni ordine e grado che, dopo la famiglia, sono, o dovrebbero essere le più importanti agenzie educative.
Non nascondiamolo e l’esperienza di 35 anni me l'ha insegnato, il dubbio se la scuola di oggi sia ancora un contesto di apprendimento che coinvolga emotivamente gli alunni facendoli crescere o se invece l’attuale struttura sia fuori tempo e priva di efficacia, è piuttosto diffuso.
Sono questi interrogativi irrisolti che emergono dalla storia delle istituzioni educative e della quotidianità scolastica, fatta di tempi, spazi, codici, oggetti ma soprattutto “corpi”, che ci fanno riflettere se la scuola può ancora essere capace di far compiere a chi la frequenta un’esperienza di apprendimento.
Se proviamo a buttare l’occhio prima in alto e poi in basso alla struttura della scuola, l’impressione che ne scaturisce è che alla stessa manchi qualche cosa. Non ha più il Preside, di fatto abolito, al suo posto c’è il “Dirigente scolastico” così definito dal legislatore: «…un garante d’equilibrio nelle funzioni che la scuola deve assolvere e nelle risposte formative che essa deve dare con una diligente utilizzazione delle risorse materiali e soprattutto umane». Un ruolo quindi meno orientato all’attenzione per la didattica e molto più all’organizzazione complessiva, ai fatti amministrativi, a tutto ciò che è autonomia scolastica e quindi al governo dell’autonomia stessa.
Quindi dire “al suo posto” è certamente un eufemismo, in quanto lo stesso presiedendo più plessi scolastici non può materialmente essere sempre presente.
Scompare quindi quello che per anni è stato il simbolo della scuola, il sovrano buono, in certi casi, inflessibile in altri; il Preside era infatti una specie di super-professore, il più docente di tutti, ora difensore dei professori ora paladino degli alunni.
A fronte di queste argomentazioni ecco che la presenza dell’AVIS nelle scuole, se attuata nei dovutimodi, diventa un valore aggiunto importante per non dire fondamentale.
Nei programmi ministeriali della scuola primaria di primo grado (classi quinte elementari, per intenderci) e secondo grado (scuole medie) sono contemplate nozioni di scienze che fanno riferimento alla donazione
di sangue ma riferita solamente alla sua struttura e alla sua composizione, gli apparati, gli organi, ecc.
I docenti non sono obbligati a fornire agli studenti informazioni e concetti relativi alla donazione sia di sangue o di organi, in quanto gli argomenti non rientrano nei programmi scolastici stessi ma rientrano, eventualmente, nelle attività scolastiche extracurricolari, sottoposte a regole interne disciplinate dalla normativa di legge e sottoposte prima all’approvazione da parte del Collegio Docenti e successivamente a quella del Consiglio d’Istituto (del quale fanno parte insegnanti, genitori e personale non docente).
Fra le materie scolastiche è certamente la disciplina di Scienze quella più affine all’argomento donazioni di sangue e qui sarebbe fondamentale venisse inserito, quando è possibile, un oratore Avisino in appoggio al docente, in grado di completare le informazioni prettamente scolastiche con nozioni relative all’importanza della donazione ed alla disponibilità ad essere solidali ed apprezzare così gli effetti positivi che questa “opportunità” offre alla collettività e completare in tal modo il quadro di competenze estremamente utili alla crescita dello studente senza scadere in luoghi comuni, quali: «...voi siete il futuro della nostra società», o peggio ancora: «...voi giovani avete ancora bisogno...», ma far descrivere con semplicità di linguaggio a chi ai discorsi preferisce la realtà, anche quei valori importanti e che solo apparentemente possono trascendere dall’argomento donazione: affetto, gratuità e amore.
Queste attività extracurriculari, a volte però “intralciano” la normale attività scolastica in quanto le scuole hanno spesso richieste di interventi da parte delle varie agenzie che operano sul territorio a livello di volontariato, sport, tempo libero, cultura ecc. e diventa quindi spesso non del tutto facile ottenere il nulla osta per poter avere accesso con relatori AVIS all’interno della scuola.
C’è comunque da dire che, almeno nel Basso Sebino, le istituzioni scolastiche si sono sempre dimostrate sensibili e, nel limite del possibile, hanno sempre accettato di buon grado la presenza Avisina all’interno della scuola. Rimangono tuttavia da analizzare attentamente e valutare - e questo è un altro discorso - i risultati ottenuti da queste esperienze didattiche, un momento di verifica indispensabile per poter eventualmente ampliare le proposte educative e didattiche, o amplificare il valore delle esperienze effettuate adeguando gli interventi degli esperti dell’AVIS alla realtà giovanile attuale in continuo fermento.
Credo sia difficile rapportarsi con gli adolescenti in un’epoca come la nostra in cui, alla pigrizia degli adulti, si contrappone l’inadeguatezza dei ragazzi.
Un fatto è comunque certo: le speranze dell’AVIS e delle tante associazioni di volontariato operanti nel mondo sono comunque i giovani, occorre quindi trovare il modo di rapportarsi con i ragazzi, insegnare l’arte di vivere partendo proprio dalla consapevolezza dei loro limiti, incitarli a prendere coscienza delle proprie capacità.
È solo conoscendo profondamente il proprio io che si riesce a far fiorire tutte le virtù fino a riuscire ad “innamorarsi di se stessi”, essere felici e vedere la vita come un continuo arricchimento, solo così la generosità del “donare” camminerà insieme alla loro gioventù. 

 
 

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