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 «Ho donato il sangue per 30 anni
adesso quel dono mi salva la vita»

 

 

«La donazione del sangue è un gesto nobile, importante che può salvare una vita, anche a se stessi».  
Questo  è  il  messaggio  che Antonello Cadei, 55 anni, e Maurizio   Belometti,   59,   donatori iscritti all’Avis, ha lanciato dal palcoscenico del cinema Junior nel corso della festa degli auguri 2014.

Sarnico e Basso Sebino, hanno voluto inviare dal palcoscenico del teatro Junior alle persone presenti alla festa  del sodalizio. Una testimonianza da brividi che, se per certi versi ha profondamente colpito la platea, allo stesso modo è riuscita a trasmettere un messaggio di coraggio e speranza.
Antonello e Maurizio, operaio magazziniere il primo e muratore in secondo, sono entrambi di Viadanica, avevano al loro attivo un buon numero di donazioni. La loro vita procedeva normalmente quando è arrivata inaspettata la batosta: dalle analisi di routine, il medico del centro prelievi di Sarnico scopre che qualcosa non  va.  Si  fanno  altri  accertamenti, ma purtroppo la diagnosi è  di  quelle  che  un  medico  non vorrebbe mai dover comunicare e  il  paziente  mai  sentirsi  dire. Tumore per Antonello e leucemia per Maurizio.
«Mi sono iscritto all’Avis trent’anni fa – racconta Cadei –, una scelta maturata dopo aver sentito  parlare  di  questo gesto  così importante verso chi soffre e farlo mi rendeva felice. A novembre del 2012 arriva la mazzata. Dalla lettura  dei consueti controlli, il medico dell’Avis ha dei sospetti e richiede quindi esami specialistici  di  approfondimento  che purtroppo confermano i dubbi: si tratta di mesotelioma pleurico, un  tumore  causato,  secondo  i  medici del lavoro, dall’amianto.
Un tu-mo-re, ogni tanto lo sillabavo per “digerirlo” meglio ma restava sempre uno scossone che stordisce e poi, al ritorno della consapevolezza, ti rimanevano incollate addosso le paure, quasi fossero una seconda pelle. Dopo l’a goscia arriva però la speranza. Grazie all’Avis e ai controlli fatti in tempo, la malattia si presentava, fortunatamente, solo all’inizio  e  quindi  curabile.  Ho sempre  donato  nel  silenzio  – conclude Antonello –, ma ora che non lo posso più fare, voglio testimoniare come questo grande atto d’amore mi abbia dato la possibilità di curarmi in tempo ed avere ancora negli occhi la felicità che pensavo perduta».
Una felicità purtroppo durata poco: Antonello, capogruppo di Viadanica, nel 2016 ci ha lasciato.


«Il sangue che in tanti anni ho donato – gli fa eco Maurizio Belometti – l’ho ora riavuto con gli interessi per poter  continuare la cura contro la leucemia che mi è stata diagnosticata nel 2011. Da allora la mia vita è profondamente cambiata  e  non  solo  per  gli interventi e le cure: chemio, radio, trasfusioni, pastiglie, punture ed altro. Ho fatto di tutto per restare a galla, mi sono aggrappato alla famiglia prima di tutto e agli  amici.  Quando  il  mondo sembrava  essermi  crollato  addosso, perché la seconda chemio non aveva dato i risultati sperati, ecco il miracolo: dopo sett mane di attesa, tenuto in vita da trasfusioni del sangue degli altri avisini,  viene  trovato  un  donatore compatibile per il trapianto. Da allora, piano piano ho messo all’angolo i fantasmi, ogni tanto li tiro fuori, uno alla volta, ma solo per metterli al tappeto. Ed eccoci al dunque: la vita cambia dopo un tumore, per sempre. Fortunatamente la precocità della diagnosi ha contribuito in modo determinante alla sconfitta della malattia. Ho fatto aderire ad Avis, Admo  e  Aido  più  persone  che  ho potuto e continuerò a farlo – conclude  Maurizio  –.  Sono  stato molto  felice  che  a  mia  moglie Giovanna sia stata identificata una compatibilità di 2° livello. Se gli esami di compatibilità finale saranno a favore della donazione, avrà la fortuna di donare le sue cellule staminali emopoietiche e salvare una vita».

Nel raccontare il loro percorso Antonello e Maurizio più volte hanno sostenuto l’importanza di prevenzione e diagnosi precoce individuale e soprattutto hanno chiesto la disponibilità di donatori.  Donare  parte  di  se  stessi  oltre che  un  atto  d’amore  è  un gesto di civiltà e segno di grande responsabilità.

«Nel corso delle visite di idoneità alla donazione e durante i controlli di routine – conferma il direttore sanitario dell’Avis di Sarnico, Giovanni Paris – a volte si riscontra una malattia infettiva,  una  patologia  del  sangue  o una ca diopatia  in  fase  ancora asintomatiche. Ne nasce quindi la necessità di accertamenti di  vario tipo: visite specialist che, esami del sangue, test cardiologici, ed ulteriori approfondimenti.
Succede anche di richiedere consulenze  oncologiche  ed  esami ecografici  e  radiografici. Nelle sedi Avis, prima di ogni prelievo, il medico effettua una valutazione clinica del donatore e il sangue prelevato viene sottoposto a una  serie di test che permettono di riscontrare eventuali anomalie e irregolarità, spie di malfunzio- namenti di organi, apparati, malattie  metaboliche  o  infettive.
Anche per questo motivo dunque, donare il sangue è anche uno strumento ottimale di prevenzione per la tutela della propria salute e che permette una diagnosi precoce delle malattie. Allora diventiamo tutti un po’ più egoisti, diventiamo donatori»

 

 
 

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