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DonazionePlasma 

Una grande novità che riguarda la raccolta del sangue: apparecchiature gia in uso sono giunti degli strumenti molto sofisticati che consentono di poter separare al momento della raccolta i vari costituenti del sangue. Viene spontaneo chiedersi il perché. Non è sufficiente raccogliere il sangue intero, i separatori cellulari, utilizzati per la raccolta del plasma, non sono in grado di ottimizzare la raccolta? A queste domande non vi è una sola risposta.

Fino ad oggi il sangue artificiale non è una realtà e non esiste una terapia alternativa alla trasfusione di sangue ed emocomponenti; è vero, vi è stato un miglioramento di utilizzo con la messa in atto di tutta una serie di strategie per ridurre gli sprechi ed i cattivi usi, attraverso campagne di informazione scientifica nei confronti di medici e chirurghi, la creazione all’interno degli Ospedali dei Comitati per il buon uso del sangue (gruppo di esperti tra medici trasfusionisti, chirurghi, internisti e rappresentati di associazioni di volontariato che vigilano sull’uso del sangue e derivati), il coordinamento regionale e nazionale tra i vari centri trasfusionali, ma questo non è bastato a tamponare la richiesta sempre maggiore di sangue. Infatti le terapie mediche sono migliorate e la vita media è parallelamente aumentata comportando un aumento di consumo. Gli ultimi dati demografici dichiarano che la popolazione over 60 anni è in aumento e si stima che da circa 998.142 over-60 nel 2006 si passerà nel 2046 a circa 1.611.477 over-60 (+613.305); contemporaneamente vi sarà una notevole diminuzione della popolazione di età compresa tra i 18 ed i 60 anni di circa 1.373.517 (2006 5.418.693 a 4.045.176 nel 2046).

Queste proiezioni demografiche evidenziano che nell’ambito trasfusionale non vi sarà un turnover di donatori sufficiente a coprire le esigenze della popolazione e quindi è necessario adottare delle strategie diverse. In tale direzione le Associazioni di volontariato hanno pensato di integrare in ambito trasfusionale i cittadini extracomunitari ottenendo le donazioni multietniche e contemporaneamente il mondo trasfusionale si è prodigato per migliorare la raccolta: ecco l’introduzione della raccolta multicomponent.
Questo tipo di raccolta è nata negli USA nel 1983 da un’idea di Gail Rock (Ottawa) per poi diffondersi in tutti gli Stati Uniti verso la fine degli anni 80. In Europa è arrivata nei primi anni 90 e attualmente rappresenta l’avanguardia nell’ambito della raccolta. I motivi dell’utilizzo, oltre che economici (intesi nel senso di razionalizzare le risorse), sono principalmente rappresentati dalla produzione di emocomponenti da utilizzare prevalentemente in pazienti leucemici o con gruppo sanguigno raro e politrasfusi.

Il meccanismo di produzione è semplice: sfruttando la densità cellulare in un campo gravitazionale, più velocemente, sotto centrifugazione, si ha la separazione dei vari costituenti, un sensore ottico comanda un microprocessore che consente di aprire e chiudere le valvole per dirigere la raccolta nelle sacche dedicate. Sfruttando questo meccanismo si ha la possibilità di ottenere in una singola seduta di donazione due emocomponenti pronti all’uso, in quanto a differenza del sangue intero, non è necessario nessun tipo di lavorazione (in gergo trasfusionale si parla di frazionamento); infatti il sangue intero così come raccolto non si utilizza, ma deve essere sottoposto ad una serie di processi di lavorazione che lo dividono nei vari costituenti (le emazie, il plasma, le piastrine).
Questo tipo di raccolta è previsto anche dal D.M. del 03/03/2005 “Caratteristiche e modalità per la donazione di sangue ed emocomponenti”, che dettaglia i criteri di selezione per il donatore e i tempi di donazione. Infatti ogni tipo di raccolta deve tenere conto di due aspetti fondamentali che sono rappresentati da :

  1. massimo vantaggio per il donatore inteso come: – scelta migliore di donazione sia in termini di tempo che di effetti collaterali; – adattamento alle caratteristiche ematologiche del donatore al fine di evitare variazioni significative dei valori ematici sia a breve cha a lungo termine.
  2. massimo vantaggio per il ricevente che coincide con: – la migliore efficacia terapeutica; – l’uso di prodotti ottenuti dal più basso numero di donazioni.

Queste due esigenze non sono in contrasto tra loro ma necessitano perchè si realizzino di una importante integrazione e sinergia tra il Medico trasfusionista e le Associazioni di Volontariato. Infatti compito del Medico è quello di porsi tra il donatore e l’associazione per cercare di ottenere il massimo vantaggio sia per il donatore che per il paziente; dall’altra parte l’associazione ha il compito di informare e tenere aggiornati i propri donatori su tutte le novità in ambito di donazione.

Utilizzando la raccolta multicomponent si possono ottenere diverse combinazioni donazioni:

  1. raccolta di emazie e plasma (eritroplasmaferesi)
  2. raccolta di emazie e piastrine (eritropiastrinoaferesi)
  3. raccolta di plasma e piastrine (plasmapiastrinoaferesi)
  4. raccolta di piastrine (piastrinoaferesi)

Attualmente il donatore viene selezionato per questo tipo di raccolta secondo i criteri del D.M. del 03/03/2005 e necessariamente deve rispettare: gli stessi requisiti di donazione del candidato donatore di sangue intero, un peso superiore ai 60 Kg e, non bisogna dimenticarsi (anche se non è scritto in nessun testo scientifico ma è dettato dalla buona pratica trasfusionale), dei buoni accessi venosi; la durata di donazione è paragonabile ad una donazione di plasma (circa 40 minuti), gli effetti collaterali sono rari (sensazioni di formicolio o parestesie) ed i tempi di recupero sono paragonabili ad una donazione di plasma (circa un giorno). Inoltre l’organizzazione di raccolta, intesa come numero di procedure giornaliere, posti poltrona disponibili e separatori cellulari, è legata alle richieste che giungono dai vari reparti dell’Ospedale. Infatti la programmazione di questo tipo di raccolta viene fatta in modo molto ristretto in quanto esistono dei grossi problemi logistici (manca lo spazio necessario per poter posizionare le apparecchiature senza danneggiare altri tipi di raccolta) per potere avviare in modo routinario la raccolta multicomponent, mentre esiste un’ottima collaborazione con l’associazione, per reperire i donatori idonei e disponibili.

La raccolta multicomponent è iniziata nel Centro trasfusionale di Livorno da circa 10 anni, prima in modo saltuario in quanto le richieste erano minime e le apparecchiature non erano così raffinate (tempi di raccolta molto lunghi, doppia venipuntura, grossi disagi per il donatore) e negli ultimi due anni si è cercato di organizzare la raccolta multicomponent creando con l’associazione un rapporto complice e sinergico per reperire i donatori idonei e disponibili; questo è stato possibile grazie ad una serie di fattori presenti quali: – una rete gestionale informatica tra il Centro trasfusionale e l’associazione che ha consentito di selezionare in modo automatico i potenziali donatori creando delle liste di potenziali donatori; – la comunicazione quotidiana tra il Centro trasfusionale e la Segreteria dell’associazione che ha permesso di pianificare ogni tipo di raccolta; – la presenza del Medico sociale che ha potuto accedere alla cartella informatica del donatore selezionando lo stesso dal punto di vista medico.
Lavorando attraverso questo stretta collaborazione si è potuto incrementare la raccolta multicomponent e negli ultimi due anni il numero di donazioni è raddoppiato; i dati del 2006 indicano che sono state eseguite 206 raccolte multicomponent, mentre nel primo semestre 2007 le procedure eseguite superano di gran lunga quelle dell’anno precedente. Questi dati devono rallegrarci e farci capire che per raggiungere certi obiettivi è necessario un lavoro di squadra ben organizzato che consenta come nel nostro caso di superare anche le grosse barriere architettoniche e non per ultimo, se di successo possiamo parlare, che i veri ed unici protagonisti sono i DONATORI che con il loro grande spirito di solidarietà e altruismo hanno, come sempre, dato la possibilità a chi è meno fortunato di curarsi.

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