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ParisNicolaOCCORRE DIALOGO

Prima di dare la parola ai giovani della nostra associazione è doverosa una premessa perché quando si parla delle nuove generazioni è importante innanzitutto riconoscere che spesso non ci troviamo nella migliore posizione per capire i loro desideri e quindi, come spesso avviene, passare immediatamente alle generalizzazioni.

Un valore aggiunto che l’AVIS Sarnico e Basso Sebino ha, in controtendenza con altre realtà di volontariato, sono sicuramente i giovani. Un gruppo solido, ben amalgamato, organizzato al punto giusto e disponibile a rendersi utile in ogni occasione e ad ogni chiamata.

Ma come si è arrivati a questo successo? Indiscutibilmente un merito ce l’hanno Serafino Falconi e moglie Giuliana Minuscoli che con loro hanno un rapporto particolare, soprattutto perché è stato proprio Serafino, insieme all’omonimo dott. Tambuscio, a fondare il gruppo.
Parlare oggi ai giovani di AVIS - come di altre cose - non è facile, si devono usare poche parole, ma ricche di contenuti in modo tale che possano cogliere immediatamente il valore dell’invito a donare il sangue. Un messaggio che metta in evidenza come il dono sia una scelta volontaria, non basata solo su generosità e altruismo, ma frutto di una patrimonio culturale progredito, razionale e per nulla banale.
Il dialogo fra le generazioni all’interno di AVIS dovrà avere quindi, un indirizzo nuovo nel quale ognuno presenterà la propria esperienza, il proprio sapere e perché no, anche la propria età, senza “spacciare” per ciò che non si è. Dialogando si cresce, tutti. Non si è mai finito di imparare e spesso i giovani sono insegnanti ben più idonei degli “anziani” perché vivono l’esperienza del dono provandone tutta la sua attualità nella quotidianità.
Il contrasto che alcuni paventano fra le due generazioni di donatori non credo esista - almeno nella nostra associazione - . Siamo tutti “donatori di sangue” e di fronte agli ammalati non ci qualifichiamo come “anziani” o “giovani”. Il sangue, quando può salvare una vita, non ha età.
Se delle differenze fra le generazioni ci sono vanno ricercate nel linguaggio, specchio della società in cui viviamo, ma che non incidono la sostanza del verbo “donare”. Fortunatamente esiste ancora un fondamentale modello educativo che chiamavamo “buona creanza”. Non ci si può definire giovani solo perché si parla con volgarità o citando spesso quelle che un tempo erano le cosiddette “parti intime”. Chi lo fa è semplicemente maleducato.

Nella foto il presidente dell'AVIS Giovani Sarnico e Basso Sebino Nicola Paris e Valentina Grena

 LogoAvisGiovani

L'AVIS GIOVANI CHIAMA I GIOVANI

Sono passati altri cinque anni, cinque anni vissuti con uno splendido gruppo di persone e soprattutto vissuto nella certezza di avere concretamente aiutato ad alleviare le sofferenze di qualcuno.

È incredibile come il tempo passi velocemente, sembra ieri quando con Daniele, Natalie, Marcello, Pier Luigi, Mauro ed altri compagni d’avventura dell’AVIS giovani, abbiamo cominciato a darci da fare per preparare la festa per il 50°.
Quando ero giovane non vedevo l’ora di compiere 18 anni, il tempo non passava mai ora, invece, non riesco più a fermarlo. A nessuno piace il tempo che passa. …Quando ero giovane? … Ma io sono ancora giovane, anzi, sono da sette, forse otto anni a capo del gruppo giovani dell’AVIS di Sarnico e Basso Sebino e mi sento ancora tale anche se fra un anno avrò quarant’anni. Io dono sangue perché mi fa star bene sia fisicamente che moralmente e penso che tutte le persone che abbiano la possibilità di farlo dovrebbero impegnare anche solo una piccola parte del loro tempo per provarci. Sì perché il volontariato è questo: donare un po’ del nostro tempo, della nostra energia ...donare un po’ di noi stessi. Questo significa essere avisini.
Essere “giovani avisini” vuol dire però anche acquisire la consapevolezza che non bisogna solo donare, ma anche conformarsi ad un modello di vita per rafforzare una coscienza sociale ed affermare un’immagine dell’AVIS che raccolga così sempre maggiori consensi. E qui, penso che come gruppo AVIS giovani abbiamo fatto bene: su 750 donatori del Basso Sebino la metà sono under 35. Ma non è abbastanza, occorre fare di più.
Saremo in controtendenza ma i dati italiani ci dicono che circa 2/3 dei giovani non ha mai fatto esperienze di volontariato e del terzo rimasto solo sei su cento vi si dedica con continuità. Se vogliamo descrivere la partecipazione giovanile in modo coerente e verosimile, bisogna prima di tutto guardare al nuovo contesto sociale in cui si è chiamati oggi ad essere giovani ed esercitare il proprio protagonismo ed impegno civico.
“I giovani dell’AVIS chiamano i giovani”. Prendo in prestito e faccio mio questo bellissimo slogan che l’Esecutivo Nazionale della Consulta Giovani del nostro sodalizio anni fa ha utilizzato per aprire una campagna di coinvolgimento rivolta alle nuove generazioni, perché condivido con loro la necessità di un rinnovamento di un modo nuovo di rendere complici i giovani, motivandoli a far parte della grande famiglia avisina. Non vogliamo cambiare l’AVIS, anzi colgo l’occasione per ribadire il mio completo senso di appartenenza a questa associazione, mi trovo benissimo con i giovani così come con gli anziani …pardon i meno giovani, ma purtroppo molti intraprendono la via dell’associazionismo quando vanno in pensione, ritenendola un’opportunità per riempire il proprio tempo libero. È certamente importante anche questo contributo, ma forse è sbagliato il modo e qui mi rivolgo ai giovani: fare qualcosa per gli altri arricchisce chi lo fa, lo fa crescere e questo quindi non va considerato un riempitivo, ma un modo per scoprire nuovi valori. Non basta qualche bel locale per appagare la sete di divertimento ed esperienze stimolanti. C’è pure il lato positivo della disponibilità a mettersi in gioco nel volontariato.
Ciao e a presto!

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